In Senato è in discussione un Disegno di legge (n. 1495) che prevede l’introduzione di un regime fiscale agevolato per i pensionati che trasferiscono nuovamente la residenza in Italia dopo aver vissuto all’estero.
La misura prevede un’imposta sostitutiva forfettaria del 4%, che per una pensione media vale dai 400 ai 600 euro in più al mese netti.
🔷️ L’obiettivo oltre a rendere economicamente conveniente il rientro, secondo i promotori, punta anche a favorire il ripopolamento dei borghi più piccoli.
🔴 La proposta consiste in un’imposta sostitutiva forfettaria (Flat tax) con aliquota al 4%, ora è al 7%.
✅ Questa aliquota si applicherebbe ai redditi di qualunque categoria prodotti all’estero.
➡️ Comprese le pensioni erogate da enti previdenziali italiani a chi risiede fuori dall’Italia.
🔴 L’agevolazione può durare fino a 15 anni.
✅ Il pensionato deve essere però stato fiscalmente residente all’estero nei 5 anni precedenti alla richiesta.
➡️ La richiesta può essere fatta anche da cittadini stranieri che percepiscono una pensione dall’Inps avendo lavorato in Italia in passato.
🔴 Non tutti i piccoli Comuni sono inclusi per accedere al bonus del 4%.
✅ Il trasferimento deve avvenire in Comuni con popolazione residente inferiore a 3.000 abitanti.
➡️ E poi i Comuni devono far parte delle aree identificate dalla Strategia nazionale per le aree interne (Snai), ovvero zone soggette a forte spopolamento.
🔷️ Dico per un amico…
🔴 Secondo i dati della Fondazione Migrantes nel corso del 2024, sono stati 37.825 i pensionati che hanno lasciato l’Italia per stabilirsi all’estero e sono invece oltre 78.000 i giovani tra i 18 e i 34 anni hanno lasciato l’Italia nel 2024 per trovar lavoro all’estero.
✅ Sono numeri che raccontano una storia drammatica di un paese che prima forma i giovani e poi li lasciarli andare via, e va a rincorrere i pensionati.
➡️ Se abbiamo ancora due lire è meglio investire sui pensionati da far tornare o sui giovani da non far partire?
(by Sergio Criveller – 10/03/2026)

