La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato il 4 settembre 2026 a Bari, durante la festa per la longevità del suo esecutivo, che il Governo ha “rotto un tabù” riaprendo, dopo 40 anni, la strada del nucleare affinché l’energia necessaria all’Italia sia prodotta il più possibile sul territorio nazionale.
🔷️ Il Ministro dell’ambiente Pichetto spinge sugli Smr (Small modular reactors, o piccoli reattori modulari), reattori di potenza ridotta, fino a 300 MW elettrici per singola unità.
Niente a che vedere con le centrali di prima e seconda generazione, ricorda Pichetto: questi piccoli reattori vengono costruiti direttamente in fabbrica e poi trasportati sul luogo, massimizzando efficienza e sicurezza.
Sono moduli cilindrici alti circa 20 metri e larghi 5 metri.
🔴 Nel Piano nazionale integrato per l’energia e il clima è prevista l’installazione di 16 GW (quindi 16 mila MW) di energia nucleare entro il 2050.
✅ Tradotto significa che servono circa 50 impianti nucleari.
➡️ Di conseguenza 50 Comuni pronti ad ospitarli.
🔴 L’Italia ha bisogno mediamente di circa 40 GW di potenza elettrica istantanea (dati Terna).
✅ Oggi ha una produzione istantanea da fonti rinnovabili (varia in base alle condizioni meteorologiche e all’ora del giorno) dai 10 ai 30 GW.
➡️ Quindi nel 2050 con i 16 GW dal nucleare si potrebbe andare teoricamente quasi verso l’autonomia energetica.
🔴 Dal punto di vista giuridico, non è necessario indire un nuovo referendum per tornare al nucleare.
✅ I referendum del 1987 e del 2011 non hanno inserito un divieto permanente nella Costituzione, ma hanno semplicemente cancellato le leggi dell’epoca.
➡️ Poiché una legge può essere abrogata o sostituita solo da un’altra legge, il Parlamento ha il pieno potere legislativo per approvare nuove norme e definire un nuovo quadro senza passare dalle urne.
🔷️ Dico per un amico…
🔴 Eppure, per la portata della posta in gioco, tra costi stellari (secondo le stime del Ministro Pichetto la costruzione di un reattore Smr costerà attorno ai 3 miliardi di euro), complessità di gestione e l’annoso nodo dello smaltimento delle scorie, un passaggio referendario non sarebbe una semplice formalità, ma un atto dovuto prima di avviare la costruzione di nuovi impianti nucleari.
✅ Lanciare proclami sul nucleare da un palco è un conto, mettere a terra un reattore è un’altra cosa.
➡️ Aver davvero “rotto un tabù” non si misura con i voti in Parlamento, ma con quanti Comuni saranno disposti ad autocandidarsi per ospitare un impianto nucleare sul proprio territorio.
(by Sergio Criveller – 8/09/2026)

