Un’economia sociale è possibile

Il Consiglio dei Ministri, di giovedì 2 luglio 2026, ha dato il via libera al nuovo Piano nazionale per l’economia sociale.
Piano elaborato in attuazione della Raccomandazione del Consiglio europeo del 27 novembre 2023 sullo sviluppo delle condizioni quadro dell’economia sociale.
Gli enti del no-profit verranno riconosciuti come Servizi di interesse economico generale.
Al Ministero dell’economia sarà creata una direzione generale ad hoc.
Il Piano ha un orizzonte decennale, con una prima verifica di medio termine fra 5 anni.
I primi monitoraggi ufficiali, basati su dati Istat e report indipendenti, sono fissati per il 2027 e il 2032.

🔷 Terzo settore, cooperazione, sport dilettantistico, enti religiosi e reti solidali entrano stabilmente nell’agenda delle politiche finanziarie, fiscali e di bilancio come un unico, grande ecosistema unitario.
Ecco, in sintesi, cosa prevede il Piano e i suoi numeri…

🔴 Il Piano recepisce la Raccomandazione Ue del 2023, tracciando un perimetro chiaro per i soggetti che fanno parte dell’economia sociale.
✅ Per rientrarvi, bisogna condividere tre caratteristiche precise.
➡️ Il primato della persona e delle finalità sociali o ambientali rispetto al profitto.
➡️ La non lucratività, intesa come reinvestimento della totalità degli utili nelle attività statutarie.
➡️ Una governance democratica e partecipativa.
🔴 I numeri di un mondo che pesa.
✅ Non parliamo di una realtà marginale, ma dell’8% dell’economia privata italiana.
➡️ 398.612 organizzazioni attive sul territorio.
➡️ 1,53 milioni di addetti, di cui 1,1 milioni impiegati nelle cooperative, vero motore occupazionale del settore.
➡️ 4,6 milioni di volontari che supportano le reti.
✅ Ambiti di intervento.
➡️ Assistenza agli anziani, inserimento lavorativo dei giovani, rigenerazione delle aree interne, transizione ecologica di prossimità (es. comunità energetiche) e cultura.
🔴 Un quadro normativo e fiscale che va oltre la logica degli aiuti di Stato.
✅ La svolta fiscale.
➡️ La Commissione Ue ha chiarito che le agevolazioni per il Terzo settore non sono aiuti di Stato distortivi, poiché questi enti non hanno la disponibilità della ricchezza che producono (ma la reinvestono), manca il presupposto stesso delle tasse sui redditi.
✅ Le novità sul tavolo.
➡️ Rilancio dell’intangibilità fiscale per le riserve delle cooperative, ripensamento di Irap e Imu sugli immobili sociali, e introduzione di meccanismi di cooperative compliance (dialogo preventivo con il fisco).
✅ Amministrazione condivisa.
➡️ Spinta a co-programmazione e co-progettazione tra enti e Comuni per superare il vecchio modello degli appalti.
🔴 Finanza e accesso al credito, arriva il Rating sociale.
✅ Il problema.
➡️ I modelli bancari tradizionali faticano a valutare chi genera coesione sociale anziché mero profitto.
✅ Le soluzioni.
➡️ Rafforzamento della sezione speciale del Fondo di garanzia Pmi, utilizzo dei fondi europei (InvestEU), e spinta sui titoli di solidarietà.
✅ La novità.
➡️ Introduzione di un Rating sociale riconosciuto per legge e richiesta all’Europa di un fattore di sostegno (minori requisiti di capitale richiesti alle banche) per chi finanzia la sostenibilità sociale.
🔴 Competenze, ricerca e la spinta ai giovani.
✅ Framework (quadro di riferimento) d’impatto.
➡️ Creazione di standard minimi e di una piattaforma pubblica per misurare e rendicontare l’impatto sociale reale delle attività.
✅ Certificazione del volontariato.
➡️ Le competenze acquisite facendo volontariato verranno certificate per essere spendibili nel percorso di studio e nel mercato del lavoro.
🔴 Procurement (includere criteri sociali nei processi di approvvigionamento) e alleanze pubblico-privato.
✅ Quote riservate.
➡️ Adozione di una strategia nazionale per gli acquisti sostenibili della Pa e introduzione di una percentuale minima di appalti riservati per legge agli enti dell’economia sociale.
✅ Partenariati innovativi.
➡️ Nascita di imprese sociali a composizione mista (pubblico-privato) per gestire servizi e valorizzare i beni pubblici dismessi.

🔷️ Dico per un amico…
🔴 L’economia sociale ci ricorda che un altro modo di vivere e produrre è possibile, ma va riconosciuto, raccordato, raccontato e sostenuto.
✅ Ora a quanto pare una casa comune c’è, ma la vera sfida dei prossimi mesi sarà trasformare questa bella narrazione in decreti e misure concrete.
➡️ La Raccomandazione dell’Unione europea è del 27 novembre 2023, vediamo ora di non attendere anni per avere gli strumenti operativi che il Piano nazionale prevede.

(by Sergio Criveller – 6.07.2026)